Nicola e Ilaria
Mer 21 Ott 2015
Essere qualcuno di Nicola

Avete presente la teoria secondo cui ognuno di noi ha almeno sette sosia sparsi nel mondo?

Non so quanto sia vera, né su quali evidenze scientifiche si possa basare. Una cosa però sento di poterla dire: io uno dei miei sosia l’ho trovato proprio qui, in Australia. Anzi, a essere più precisi, lui ha trovato me (anche se non lo sa), perché io sono il più giovane fra i due.

Partiamo dall’inizio

Tutto è iniziato durante il nostro viaggio di nozze. Eravamo all’aeroporto di Adelaide ad aspettare l’autobus che ci avrebbe portato in albergo e stavamo cercando di fare i nostri biglietti alla macchinetta automatica vicino la fermata. Neanche a farlo apposta, dopo aver emesso il primo biglietto, la macchinetta si blocca. Spingi di qua, clicca di là, guarda a destra, analizza a sinistra, non riusciamo proprio a capire cosa possa essere successo. Solitamente queste cose capitano di sera, quando intorno a te c’è il deserto. Ma questa volta no! Era sera, si, ma questa volta il caso ha voluto che non fossimo soli, lì alla pensilina. Un po' lontano da noi c'era un tizio che ci guardava e ci parlava. Pensavo stesse cercando di dirci come fare per avere anche il secondo biglietto e allora ho pensato bene di chiedergli aiuto, dicendo che non avevo capito quello che mi stava dicendo. Mi accorgo solo allora che stava parlando al telefono. A quel punto avrei potuto fargli segno di non preoccuparsi e cercare un altro modo di risolvere il problema, ma no, non ho fatto così, gli ho semplicemente fatto segno di continuare tranquillamente la telefonata e mi sono messo lì ad aspettare che finisse. Quello che mi era sfuggito era che era visibilmente ubriaco (come ha fatto a sfuggirmi se lo era visibilmente? Non lo so! Fatto sta che così è andata. Oh!). Me ne sono accorto solo alla fine della sua telefonata quando si è rivolto a noi per vedere cosa ci era successo.

Ecco, questa è proprio una di quelle situazioni che non auguro a nessuno, di quelle in cui ti si gela il sangue. Sei solo, in un paese straniero, con una lingua che non padroneggi bene, di sera, senza nessuno (se non la tua minuscola moglie) e con una persona ubriaca. Non sai mai come può andare. Per fortuna a noi è andata bene. Il tizio (Sean, scopriremo dopo) è si piuttosto ubriaco, ma per fortuna è molto simpatico e tranquillo.

Dopo averci aiutato senza fortuna a fare il biglietto e dopo aver cercato di aiutarci cedendoci un suo biglietto stra-timbrato, ha attaccato bottone. Ma un bottone che così grande non l'avevo mai visto.

In questi casi speri che l'autobus arrivi il prima possibile e, soprattutto, che lui non salga con te. Invece no, era domenica sera ed erano le nove passate, quindi pochi autobus in giro. Passiamo così circa una mezz'oretta con il simpatico Sean che non sputa un attimo e che ad un certo punto inizia a guardarmi e a ridere chiamandomi Adam, nonostante sapesse che il mio nome era Nicola. Con molta fatica, Ilaria riesce a capire che la cosa che lo divertiva tanto era una mia presunta somiglianza con qualcuno. Cosa che, mi assicura Sean, non è affatto una cosa brutta. Se lo dice lui! La tiritera va avanti per un po' con la conferma di tutte le persone che arrivavano alla fermata e alle quali Sean faceva notare la mia somiglianza con questa persona, che alla fine riusciamo a capire essere un certo Adam Goodes.

Per fortuna arriva l'autobus, saliamo e ci liberiamo della presenza simpatica, ma un po' pesante, di Sean.

Secondo episodio

Saliamo sul famigerato autobus che ci dovrebbe portare in albergo e, mentre ci sediamo, percepisco arrivare da dietro di noi un "Hello!" appena percettibile, timido e quasi sussurrato. Non ci faccio troppo caso non pensando fosse rivolto a noi (dopotutto qui non ci conosce nessuno) e continuo ad analizzare la cartina per vedere dove scendere. è proprio durante la mia attentissima analisi della cartina che inizio a sentire un voce arrivare dalla persona seduta dietro di me. "Psst! Adam!" e poi "Ehi...Adam!". Mi rifiuto di crederci, mi dico che me lo sono inventato, non ci faccio caso, sono ancora condizionato dall'incontro con Sean l'ubriaco simpatico, non è possibile! Ma la persona dietro di me non demorde, si fa coraggio, mi appoggia una mano sulla spalla e mi chiama: "Excuse me, are you Adam Goodes?". Ilaria ed io ci giriamo insieme, ormai siamo troppo divertiti dalla situazione che continua a sembrarci assurda e spieghiamo al tizio che no, non sono Adam Goodes e che non era la prima persona che me lo diceva. Il tizio ci chiede scusa per il disturbo, ma non sembra troppo convinto della nostra risposta. Rimane seduto con un sorriso a trentadue denti e mi saluta quando scende dall'autobus. Chissà se quella sera avrà raccontato agli amici del suo incontro con Adam Goodes e una fantomatica nuova fiamma!?

A questo punto siamo troppo curiosi. Cerchiamo su internet notizie di questo Adam Goodes e scopriamo che è un giocatore di football australiano e che una certa somiglianza c’è, anzi, più che una certa! Ce ne torniamo in albergo piuttosto divertiti e dal quel momento la mia testa inizia a vedere tutte le persone che incrociamo che mi guardano divertite.

In realtà nulla è più successo e nessuno mi ha più guardato fino a quando...

Ultimo episodio

L'ultimo episodio si svolge appena qualche settimana fa. Eravamo alla dogana di Melbourne per far autorizzare l'ingresso in terra aborigena dei nostri pacchi. Dopo un processo per fortuna non troppo lungo e dopo aver risposto a qualche domanda sul contenuto della spedizione riusciamo a farla autorizzare senza pagare niente. Ce ne usciamo tutti allegri e contenti dall'ufficio della dogana e ci dirigiamo al parcheggio quando, da lontano, un poliziotto enorme mi chiede qualcosa in uno slang assolutamente incomprensibile. Gelo! Questo mo’ che vorrà? Ho parcheggiato male? C’è qualche problema? Timido timido e un po' impaurito chiedo gentilmente di ripetere. Di nuovo slang incomprensibile. Può ripetere? Certo...slang incomprensibile. Sempre più in difficoltà, chiedo di ripetere per la quarta volta. A quel punto, lui, si rende conto della mia difficoltà e decide di cambiare frase. Di nuovo slang incomprensibile, ma questa volta riesco a capire, tra le varie parole, "Adam Goodes". Uff…sospiro di sollievo. Non ce l'ha con me e non è arrabbiato. Capiamo che mi stava chiedendo quanta gente solitamente mi chiedeva di firmare un autografo. Rido e mi rilasso e dico anche a lui che non era la prima persona che me lo diceva e lui, nel suo slang incomprensibile, mi dice che in effetti sono molto simile a lui, alto e con la barba.

Ecco, questo è quello che mi è successo più volte, nell'arco di diversi mesi. Una cosa così non mi era mai successa. Certo, capita che a volte vedi qualcuno che assomiglia a qualche persona famosa ma essere fermato per strada no, non mi era mai successo.

Sicuramente a questo punto vorrete sapere chi è questo Adam Goodes o meglio com’è! Magari qualcuno di voi lo avrà già cercato su Google e si sarà fatto due risate.

Per quelli che non lo hanno ancora cercato, eccolo! Lascio a voi l'ardua sentenza sulla tanto famigerata somiglianza!

Adam Goods
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